Biografia

Micaela Barbarossa nasce a Cosenza il 19 luglio 1982.
Si trasferisce all’età di due mesi nella città di Verona dove vive fino all’età di 19 anni.
Dopo aver conseguito il diploma di maturità presso il liceo classico “Scipione Maffei”di Verona si trasferisce a Milano dove si laurea in arti visive con lode presso l’Accademia di belle arti di Brera..
Ha diverse esperienze lavorative che spaziano dal mondo della moda a quello dell’artigianato artistico e della decorazione d’interni.
Lavora come pittrice e decoratrice d’interni presso privati e nel settore dell’artigianato artistico .
Partecipa a diverse manifestazioni artistiche , tra le più rilevanti “ il Salon Primo”presso il museo della Permanente a Milano e diverse edizioni del Premio Adrenalina a Roma.

Considerazioni
Sempre presente nell’opera di Micaela il tema dell’ombra e del doppio.
Nei suoi lavori si descrive un’umanità aggrovigliata come in un unico respiro universale, alle cui estremità,fatte di luce, di nero denso e profondo o di bagliori tremanti, si aggrappa l’altro mondo, il mondo sotterraneo dell’inconscio, dell’inconfessabile mistero che ci trasciniamo dietro.
In una lotta di tagli di superficie si descrive l’esigenza profonda di distruggere recinti esistenziali, gabbie mentali.
Si impadroniscono dello spazio grandi campiture cromatiche e allo stesso tempo tagli netti, graffianti recisioni dello spazio e della luce a sottolineare la caducità dell’esistenza, il fendente della consapevolezza umana .
La figura umana a volte presente come scheletrica ramificazione in attesa di svanire a volte assente come dopo una grande esplosione in cui tutto tace e si trasforma.
Ed ecco che prendono vita paesaggi d’oltremondo ridotti in cenere dal fuoco della coscienza, dal calore sconosciuto di un amore sotterraneo e troppo grande da contenere.
Velieri come rovine, come cattedrali dell’ultimo viaggio, animati da silenzi cosmici, appoggiati senza forze in attesa di essere corrosidall’aria, in attesa di perdere forma.

Mostre
2015
Partecipa alla fiera d’arte contemporanea di Forlì.

Dal 2012 partecipa a tre edizioni del premio Adrenalina.

2010
– Personale di pittura dal titolo “Lo spazio Dentro” Via dei Cappellari 92, campo dei Fiori, Roma
– collettiva d’arte presso la Galleria Saman di Via Giulia, Roma
– vince il “Premio speciale” della giuria popolare al “Premio Eureka” di Spoleto con il curatore d’arte Massimo Picchiami e il critico d’arte Carlo Roberto Sciascia
– collettiva presso il castello di S.Leucio a Caserta selezionata dal curatore d’arte Massimo Picchiami e dal critico d’arte carlo Roberto Sciascia.
– espone al palazzo dei congressi con il Gaf al festival dei giovani talenti.

2009
– Collettiva “Vernice fresca”,novembre 12-23, presso la galleria Rosso Cinabro, Roma.
– esposizione dal titolo “Ombra, carne sottile” Presso la galleria d’arte Art Fine Photografphy di Via Paolo Zacchia a Roma.
– partecipa alla Biennale di incisione di Campobasso, invitata dal critico e storico dell’arte Floriano de Santi.

2008
Fondatrice del gruppo tbz insieme agli artisti Ivano Tagetto e Stefano Zampini:performances in diversi edifici in demolizione nel veronese

2007
“Alieni in Valpolicella”, palazzo comunale di S.Ambrogio di Valpolicella (VR).

2006
– Salon primo,Museo della Permanente, Milano.
– collettiva presso lo spazio yahoonde, via Gaudenzio Ferrari, Porta Genova
– “Premio Cavenaghi”, presso la galleria “Cavenaghi Arte” di Giancarlo Cavenaghi in onore dell’artista Paolo Minoli, Milano
– Esposizione nella sala del consiglio del comune di Semiana (PV) con la mostra “Vibrazioni”
– Esposizione nel comune di Senago.

2005
Esposizione nella Galleria Fra Giocondo in Piazza Dante nella città di Verona

2004
Teatro Camploy di Verona con tematiche riferite al Novecento.

Micaela Barbarossa: l’io nello specchio del mondo

Il modello, l’archetypos che corrisponde all’esistenza del testo pittorico, in quanto luogo dello Jetzt-Zeit, del “tutto pieno adesso” – per tradurre in modo tutt’affatto diverso, come vuole Franco Rella Negli occhi di Vincent, la nota formula di Benjamin –, si volge nei dipinti di Micaela Barbarossa in una trasparenza del segno espressivo in quanto realtà amputata di vita perenne, ma anche “figura” che è simbolica di un destino in fase di possibile compimento. L’accadere fenomenico prevale sull’essere, il precario sul pieno e l’autentico. Ma è lo stesso accadere (quasi una sorta di pennellata che, nell’impossibilità di completare una parte del quadro, abbozzi alla meglio quello che non può dipingere), dentro la frontiera della tensione soggettiva, a tenere in sé la visione necessaria affinché esso venga conosciuto.

Dopo la sconfitta e il disinganno della Koinè postmoderna (che in se stessa possiede una valenza epocale sotto il riguardo così storico e sociale come generazionale), il tempo dell’emergenza esige la scelta di stare a serrarsi in un ambito segreto e privato. Qui l’impianto è più pungente: l’esistenza priva del passato orizzonte dell’attesa si versa nella limitatezza, che non è però l’affettività o un darsi concreto, ma invece dubbio e ricerca; e mai rinuncia alla possibilità dell’accadere, che nell’opera della Barbarossa significa non già la pienezza del tempo in tutte le sue dimensioni, ma – stante il retroterra culturale, e i richiami prefissati: ad Anselm Kiefer, a Gerard Richter, a Richard Prince, a Julian Schnabel – la possibilità di ricomporre il dialogo tra la sfera soggettiva e l’altra più vasta e inamovibile di un orizzonte generale.

Nelle tele della Barbarossa Crocefissione del 2007, Abbandono e Processione 3 del 2009, è l’esistenza come tale, per ciò che essa è storicamente, che s’impone sulla tensione utopica. Ma non prescinderne, vuol dire per intanto costruire – nel flusso delle cose e nel correre degli anni – le forme linguistiche dello stato d’emergenza nel quale si è revulsi. Il deflusso di vita non suppone dunque mancamento di volontà, giacché le profonde abrasioni sulla mestica espressiva vengono spente di tono dal rifiuto di portare le immagini come fantasmi al loro compimento di aletheia, di verità. Ma ciò dà modo alla giovane artista veronese di indicare e prospettare altri possibili rapporti, nella direzione di una “lingua” poetica della natura che parte dalla differenza costitutiva dell’oggi, e che è segnata dai tratti informali ed espressionisti astratti.

Di fronte al silenzio delle cose e allo spaesamento dell’io nello specchio del mondo, che segna – ci dice il filosofo Lèvinas – lo sgomento linguistico e simbolico e l’eccesso di immaginario istantaneo del nostro presente, rimane la pratica di una techne pittorica portata per struttura e forza interiore a un’amplificazione di senso. Del resto, cosa è ancora concesso alla creazione? Il delirio delle forme? Una vertigine ampia e interna alle cose (questo lento consumarsi della notte nel mentre illumina la mente) da cui irraggi finalmente la “scrittura coloristica”? Nel tracciato che muove la Barbarossa – ad esempio – in Apocalisse I e in Apocalisse II del 2009 il senso dell’esperienza materica si fa più acuto. Trafiggente e doloroso, ma ugualmente intenso e, nel suo modo, lucido e visionario, a fronte del “tempo svuotato”. Ciò per mettere il mondo, o riportare il mondo in luce, con le ragioni dissepolte di un nuovo amore che aiuti a conservare la memoria e la chiara religione della vita.

Floriano De Santi

Micaela Barbarossa |
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